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n° 7 maggio-giugno 2013: fuori come va?

l’editoriale
Il rischio dell'estraneità
di Domenico Bizzarro
Cooperativa La Rete

Quando, alla fine degli anni 90, fu chiesto alla cooperativa «La Rete» di aprire un gruppo appartamento per 4 donne provenienti dall'ospedale psichiatrico bresciano, la cooperazione sociale che si metteva all'opera sulla salute mentale attirava le competenze di tanti operatori cresciuti nel clima dell'impor- tante riflessione che la riforma del sistema psichiatrico in Italia aveva generato a partire dalla necessità di ricomporre la scissione fra patologia del singolo e disagio della società.
Oggi, invece, avvertiamo un calo di attenzione verso la salute mentale e sembra che anche lo scalpore suscitato dalla condizione in cui versano gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari si sia affievolito prima del compiersi della procedura che porterà alla loro chiusura definitiva.
Nel dibattito sul taglio alla spesa sociale e sanitaria che si è abbattuto sui bilanci dello stato e delle regioni, la riduzione di risorse per la salute mentale non appare fra le preoccupazioni maggiori. Noi, al contrario, ci siamo dentro.

A distanza di quindici anni, oggi – fra Brescia e la valle Trompia – «La Rete» gestisce 50 posti letto in servizi residenziali diversificati. La nostra attività è cresciuta in quel processo che ha portato a dislocare sul territorio i servizi per la salute mentale e siamo seriamente preoccupati degli esiti di queste scelte.
Superato lo choc della fine del manicomio, accolto il disturbo mentale nel sistema sanitario, l'assistenza e la riabilitazione psichiatrica, diventate un capitolo nella gestione della sanità nel nostro paese, sono state investite da una nuova istituzionalizzazione e dalla serie dei problemi di cui la gestione della sanità risente (riduzione di risorse, umane ed economiche).
La psichiatria, a differenza di altre discipline sanitarie, sconta una posizione da Cenerentola per diversi motivi. In particolare, in psichiatria, la centralità delle risorse umane anche nella pratica della clinica (laddove altre specialità attirano forti investimenti anche nelle strumentazioni e nella serie dei presidi terapeutici) diventa determinante, in un momento di recessione economica, quando è sul personale che si gioca tutta la partita del risanamento dei bilanci pubblici.
Ne segue un impoverimento di progettualità ma anche un appiattimento del problema della salute mentale sull'aspetto esclusivamente sanitario.
Gli operatori hanno sempre meno possibilità di riconfigurare il territorio come luogo di attività e di incontro quotidiano e l'esperienza di estraneità che si prova di fronte al disagio mentale torna ad imporsi. La cura psichiatrica torna nuovamente a essere strumento dei tecnici e non questione sociale.
Vogliamo domandarci, tanto più oggi, perché non sia possibile parlare di promozione della salute mentale e di superamento di quei fattori di rischio che stanno alla base dei disturbi psichiatrici. Promuovere la salute mentale significa ridurre la povertà materiale e relazionale.
Significa anche rivedere lo stato in cui versano i servizi deputati alla riabilitazione delle persone che, per citare la definizione dell'OMS, «per il loro stato di benessere emotivo e psicologico non sono in grado di sfruttare le proprie capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all'interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell'ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni».
Quei servizi, pensati, organizzati e finanziati sulla spinta della riforma seguita alla legge Basaglia, hanno delineato un sistema citato a modello nel mondo, ma oggi sono purtroppo, in molti casi, diventati dei ricoveri moderni, in cui l'ossessione del controllo riaffiora nelle rigidità dell'erogazione di prestazioni e dell'obbligo di rendicontazione di cui è permeato il sistema sanitario. L'utente finisce per scontare un nuovo confinamento in virtù del criterio dell'unicità della prestazione, per cui una volta scelta la struttura di ricovero gli è preclusa ogni possibilità di frequentare altre strutture, vanificando la varietà di una architettura che ne prevede diverse per offerta di relazioni e opportunità.

La cooperativa «La Rete» ha sin dalla sua nascita lavorato per contrastare la solitudine che la povertà produce. Povertà materiale, culturale e relazionale che determina disagio e compromissione della salute più in generale e che ha forti ripercussioni sulla salute mentale.
Forse per questo sentiamo necessario tornare a parlare di territorio in cui i pazienti riacquistano identità e dignità di persone e come tali trovano ascolto. Troppo spesso, infatti, l'ascolto che viene loro accordato è di tipo tecnico, guarda alla malattia come unico dato della loro esperienza.
I luoghi di reinserimento lavorativo ai quali «La Rete» sta dedicando i propri principali progetti nascono proprio per recuperare risorse e relazioni nella vita delle persone che incontriamo quotidianamente. Come lo è già il nostro «Bistrò Popolare», lo sarà anche «La Locanda degli Acrobati», che apriremo entro il 2013, realizzando il progetto di ospitalità temporanea in forma di ostello sul quale siamo al lavoro in questi mesi.

 
Sommario
Fuori come va?
l’editoriale
Il rischio dell'estraneità di Domenico Bizzarro
incontri
Sara Burns: un metodo per apprendere
dai risultati nell'esperienza della relazione
tre domande a...
Michele Mosca. Nuovi modelli? Il budget di salute
in libreria...
Anita e le altre
inoltre... letture
occasioni e percorsi
Brescia sul percorso di recovery. Costruire
il sentimento della speranza. Riconoscere il disagio.
La cassetta degli attrezzi dell'educatore.
Innovazione sulle priorità. Il segnalibro
il cinema
Salute mentale al ciak
inoltre... appuntamenti
il contributo
La cura del buon vicinato di Maria Bagnis
diamo i numeri
sguardi puntati
Cooperazione. Bistrò popolare. Senza dimora.
Edilizia. Carcere
la cooperativa
Impresa sociale per l'accessibilità ai diritti
 
Clicca sulle immagini per scaricare il numero de «il nodo» in pdf e la locandina di invito alla presentazione:
il nodo 7/3
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invito
(107 KB)