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n° 5 giugno-ottobre 2012: buon lavoro?

l’editoriale
È in questione il progetto di vita
di Mauro Riccobelli
Cooperativa La Rete

Per «La Rete» occuparsi di lavoro è stato inizialmente ampliare lo sguardo ai bisogni e alle speranze delle persone incontrate sulla nostra strada. Persone che, recuperando autonomia e capacità di cui l'emarginazione le privava, sperimentavano il
riconoscimento del proprio ruolo sociale e si avviavano su percorsi di integrazione.
Abbiamo così incominciato a concepire il lavoro come uno degli assi della riabilitazione e della cura, necessariamente integrato alle altre dimensioni della vita individuale (salute, casa, relazioni sociali ed affettive) e strumento di inclusione, valorizzazione e rispetto delle risorse e delle competenze di ogni soggettività.
Con il progetto «Momo», finanziato dalle Ue, nel 1988 abbiamo aperto il «Centro di Valorizzazione per l’Impiego», oggi interno all’Agenzia per il Lavoro «Sol.Co» di Brescia, per sostenere nella costruzione del proprio progetto di vita le persone che si rivolgono a noi e per accompagnarle nell'esperienza del lavoro. «Momo», però, ha bisogno di un contesto in cui valgano i principi dell'eticità del lavoro, della dignità e del diritto all'occupazione di ogni persona. Per far incontrare la domanda con l'offerta di lavoro delle persone meno favorite dal mercato occupazionale, collaboriamo con tante realtà presenti nel territorio (centri per l’impiego, ufficio collocamento mirato, agenzie di somministrazione, ecc), con le cooperative sociali di inserimento lavorativo, con tutte le aziende profit e la pubblica amministrazione.
I dispositivi istituzionali e gli strumenti di politica attiva del lavoro non sempre, però, favoriscono realmente la creazione di nuova occupazione, l'integrazione tra esigenze delle imprese e attività formative, il sostegno alle categorie deboli - fra cui anzitutto giovani, madri sole con figli, ultracinquantenni - in condizione di precarietà.
Come operatori ed educatori nei servizi sociali, misuriamo ogni giorno che la condizione di disoccupazione è causa di
sofferenze individuali, familiari e sociali. Insieme all’impoverimento economico, determina l’incapacità di vedere nel futuro un tempo di possibilità, speranze avverabili e miglioramento. Quando l'inattività dura a lungo, inoltre, si dilapidano competenze, si degrada l'attitudine al lavoro e alle dinamiche relazionali che vi sono collegate. Si determinano lo stallo della fiducia in sé, della progettualità, delle motivazioni a ricercare soluzioni occupazionali e cresce il desiderio di delega alle istituzioni (benché guardate con sfiducia e disincanto) della ricerca di soluzioni.
Per chi un lavoro invece ce l'ha, da un lato è sempre più pesante la fatica di stare al passo con le richieste di efficienza, disponibilità e qualità di prestazione che le imprese veicolano, dall'altro è sempre più difficile vivere il proprio impiego come forma di autorealizzazione, vederne una finalità che non sia quella schiacciata sul bisogno economico, un valore che non sia il perseguimento del profitto aziendale.
Nei contesti lavorativi, le persone si percepiscono più come individui - singoli nella relazione con la struttura - che non soggetti di una comunità di lavoratori e di un gruppo con il quale e nel quale condividere e manifestare fatiche e sofferenze, richieste di aiuto. Si finisce così per rispondere individualmente alla necessità di dare un senso a quanto si sta attraversando.
Da qui vediamo nascere un forte malessere e vissuti di inadeguatezza e incapacità, se non addirittura di colpa, spie di un disagio diffuso nel mondo del lavoro. In queste condizioni, diventa difficile pensare al lavoro come possibile strumento e luogo di integrazione dell’identità e di inclusione sociale.
Anche per questo non vogliamo trascurare una riflessione sul nostro lavoro, per interrogarci sulla possibilità che uomini e donne riuniti in una cooperativa sociale possano sentirsi meno soli e sotto minaccia, più solidali ed inclusivi, aperti al possibile, al buono, al giusto ed al desiderabile. Chiedendoci, infine, se e come il lavoro possa creare valore nella società in cui viviamo, usciamo con il nostro giornale nella Giornata Mondiale di Lotta alla Povertà, consapevoli che l'impoverimento e l'emarginazione di un numero sempre maggiore di persone hanno origine nell'impossibilità di ottenere attraverso il lavoro condizioni dignitose di vita, reddito sufficiente, garanzie per il futuro e tutela dei propri diritti.
 
Sommario
Buon lavoro?
l’editoriale
È in questione il progetto di vita di Mauro Riccobelli
incontri
Bauman: è sparita la fabbrica della solidarietà
tre domande a...
Luca Fazzi. La produttività? Deve avere un valore sociale
in libreria...
Se rude è il mestiere
inoltre... letture
occasioni e percorsi
«La Rete»faccia a faccia con la crisi. Il senso di una fine. Tagliati fuori dalla dote. Valtrompia. Crisi, la nuova fatica sociale
il cinema
Tutta un'altra Sortie de l'usine
inoltre... appuntamenti
il contributo
Messaggi da un mercato diverso di Gianfranco Marocchi
diamo i numeri
sguardi puntati
Anno delle Cooperative. Scatti randagi. Sanità. Senza dimora. Integrazione. Diritto alla salute
la cooperativa
La Giornata Mondiale contro la Povertà
 
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il nodo 5/2
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