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Siamo tutti Don Chisciotte. Il primo incontro

Lunedì 15 dicembre 2014, alle 20.45, nella Biblioteca Comunale di Concesio (Brescia) si è tenuto il primo appuntamento del programma «Siamo tutti Don Chisciotte. Viaggio verso la salute mentale in Valle Trompia», dal titolo «Lo scrivere e il male di vivere»: una conversazione con Mariella Mentasti e Carlo Simoni, in occasione dell’inaugurazione dello Scaffale della Salute mentale all’interno del sistema bibliotecario bresciano.

L’incontro - aperto da Luca Medaglia, neolaureato in Scienze del Servizio Sociale, dalla cui esperienza di stage presso la Cooperativa Sociale La Rete è nata l’idea dell’intero programma di iniziative – è incominciato, alla presenza di una cinquantina di persone,  l’intervento del sindaco di Concesio, Stefano Retali, che ha sottolineato il valore di condividere esperienze, informazioni e conoscenze, specialmente per contribuire a sottrarre il tema della salute mentale al tabù che ancora lo accompagna.

La serata è entrata nel vivo, subito dopo con Carlo Simoni, scrittore, giornalista e ideatore del sito Secondorizzonte, che ha accompagnato il pubblico in una riflessione sul particolare e consolidato legame tra la scrittura e il male di vivere, considerato quest’ultimo nelle diverse forme di «melanconia» e depressione. Sono state sempre le persone per loro natura particolarmente geniali, ad esempio i filosofi greci Socrate e Platone, a soffrire di forme di male di vivere, alleviato tramite la scrittura, ha ricordato Simoni, che però ha raccontato anche la vicenda di una persona a lui cara, con cui lui stesso ha scritto il volume La pazienza di vivere: quella di Andrea, “Andro”. Cresciuto nella società patriarcale, minatore che ha sempre affrontato la durezza della vita e del lavoro, quando, d’improvviso, gli  viene a mancare la moglie Francesca, dopo una prima lunga fase di depressione egli, che non aveva scritto quasi mai nulla in vita sua, prova e riesce a trovare nella scrittura dei suoi ricordi quel qualcosa che lo aiuta a lenire il dolore. Simoni ha quindi accennato all’esemplare caso di Leopardi, lo scrittore «malinconico» per eccellenza, per dimostrare che la scrittura non può essere considerata alla pari degli antidoti medici per la cura del male di vivere, ma che tuttavia rappresenta un sostanziale aiuto per accompagnarlo. La seconda protagonista della serata è stata Mariella Mentasti, educatrice e formatrice che anima da anni i laboratori di scrittura creativa rivolti a pazienti dei servizi per la salute mentale e ai loro familiari, che ha voluto presentare alcuni suggestivi ed intensi testi prodotti durante i laboratori, sullo spunto di brevi brani di autori consacrati, da Borges a Wisława Szymborska: «Un miracolo, basta guardarsi intorno: il mondo onnipresente.Un miracolo supplementare, come ogni cosa:l'inimmaginabile è immaginabile ». (Sabina Loda)

il nodo n. 10: Mariella Mentasti: I laboratori di scrittura nel percorso di Recovery

Mariella Mentasti, formatrice ed educatrice, è oggi impegnata nella realizzazione del Programma FOR– Formazione e Opportunità per la Recovery, che si propone di sostenere i servizi di salute mentale nell’adozione di prassi orientate al modello della recovery attraverso la produzione di moduli formativi per utenti, operatori e cittadini interessati attraverso una serie di laboratori aperti alla partecipazione di operatori, utenti e familiari. Dal 2009, in collaborazione con Isabella Casadio, cura a Brescia laboratori di scrittura per persone con disagio mentale e per i loro familiari, all'interno di biblioteche, associazioni e servizi delle Aziende Ospedaliere.
Le sue riflessioni che ci introducono al significato dello scrivere e al valore dell'esperienza nei laboratori da lei organizzati sono raccolte nell'intervento che qui pubblichiamo: leggi il testo.